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Tag: tecnologia femminile

Lisa Gelobter: dall’invenzione delle GIF alla lotta contro le discriminazioni di genere

Lisa Gelobter è una scienziata informatica, imprenditrice e dirigente tecnologico. Vanta un background in sviluppo di strategie, operazioni aziendali, design, gestione del prodotto e ingegneria. Donna di colore con una laurea in informatica, Lisa è un’appassionata di streaming e del gioco online. A lei si deve il merito di aver sviluppato l’animazione utilizzata per creare GIF, ma non solo. Oggi parliamo di questa straordinaria donna che nella vita ha dovuto affrontare numerosi stereotipi e pregiudizi, senza mai smettere di seguire la sua passione più grande: le discipline STEM.  

La carriera informatica

Lisa Gelobter nasce a Chicago nel 1971, si laurea in informatica all’età di 20 anni presso la Brown University e si specializza in intelligenza artificiale e apprendimento automatico. Nel corso della sua carriera ha lavorato su diverse tecnologie pionieristiche tra cui Shockwave, una piattaforma multimediale utilizzata per i videogiochi, e il servizio di streaming video online Hulu. 

Le sue innovazioni sono utilizzate quotidianamente da miliardi di persone e includono gli strumenti di animazione delle GIF dei messaggi di testo e delle chat. È stata Chief Digital Officer per BET Networks ed è pioniera nello sviluppo di video su Internet, inclusi Brightcove, Joost e The FeedRoom. 

Nel 2015 è entrata a far parte dell’US Digital Service su invito del presidente Barack Obama. In quel ruolo, ha contribuito a riprogettare e migliorare Healthcare.gov, il sito Web utilizzato per gestire l’assicurazione sanitaria resa disponibile dal governo (Affordable Care Act). È stata anche Chief Digital Service Officer per il Department of Education, dove ha lavorato nel team che ha ridisegnato la College Scorecard, un sistema di valutazione che mostra i tassi di laurea, i guadagni post-universitari e i livelli di debito degli studenti per le università di tutto il paese.

​​L’impegno sociale e la lotta contro i pregiudizi 

Nel 2016 Lisa ha fondato ed è diventata CEO di tEquitable, una società che fornisce una piattaforma indipendente per affrontare questioni di pregiudizio, molestie e discriminazione sul posto di lavoro. Negli anni ha dimostrato di avere grande tenacia, forza e determinazione sia in ambito lavorativo sia in quello sociale. Lisa lavora quotidianamente per rendere il mondo un posto migliore e più inclusivo e il suo impegno su questo fronte le è sempre stato riconosciuto: il suo nome è apparso nella lista delle 100 fondatrici femminili del 2019 stilata da Inc Magazine, oltre ad essere stata nominata una delle persone più creative di Fast Company. Infine, è stata una delle prime 34 donne nere al mondo ad aver raccolto oltre 1 milione di dollari in finanziamenti di capitale di rischio. 

Lisa Gelobter, promotrice della lotta contro le discriminazioni di ogni genere e la difesa dei diritti di tutti, è dunque fonte di ispirazione per tutte le donne: solo con passione, perseveranza e determinazione si possono raggiungere gli obiettivi.


Continuate a seguirci per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.

Girls Tech, MediaWorld e Samsung insieme contro le barriere del gender gap tecnologico

Riparte Tech is Pink, il progetto di formazione per la diffusione delle discipline STEM tra le ragazze promosso da Mediaworld e, per la prima volta, anche da Samsung Electronics Italia.

Dopo il successo della prima edizione, Tech is Pink è pronto a ripartire con la consapevolezza che il cammino per la parità di genere è ancora lungo ma non impossibile. Il percorso di formazione online focalizzato sulle discipline STEM dedicato esclusivamente alle ragazze e realizzato da Girls Tech, iniziativa realizzata da SYX, associazione no-profit per la diffusione delle nuove tecnologie informatiche; può contare su un nuovo alleato. Insieme a Mediaworld che ha sostenuto il progetto fin dall’inizio, c’è anche Samsung Electronics Italia a supportare la seconda edizione del format.

Le due aziende che da anni lavorano insieme per sostenere l’innovazione tecnologica in Italia, hanno deciso di affiancare Girls Tech ed estendere la loro collaborazione anche nell’ambito della formazione e della valorizzazione del talento, con l’obiettivo di fare sistema e contribuire alla diffusione di una cultura digitale e di nuove competenze nel nostro Paese, per sostenerne il rilancio e lo sviluppo. La conferma del sostegno di Mediaworld e l’appoggio di Samsung Electronics Italia nei confronti di Tech is Pink nasce anche dai risultati ottenuti nella prima edizione del format. Con oltre 1370 ore di visualizzazione, 650 partecipanti e 43 corsi svolti, il percorso formativo ha riscosso un notevole successo tra le ragazze che vogliono avvicinarsi al mondo tecnologico e sentirsi parte integrante di questo.

Tech is Pink nasce proprio con l’intento di sensibilizzare le ragazze sui temi del digitale sin da piccole, perché è proprio da giovanissimi che ci si appassiona alle discipline STEM – Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica – materie queste che consentono di sviluppare quelle competenze fortemente richieste dal mercato del lavoro. Un obiettivo che si traduce in un percorso fatto di oltre 30 corsi online in live streaming per un totale di circa 180 ore di formazione gratuita, rivolta a giovani donne dai 7 ai 18 anni, con lo scopo di sviluppare i talenti tecnologici femminili e sostenere concretamente, attraverso la formazione, la presenza femminile nel settore della scienza e della tecnologia.

“L’impegno di SYX con GirlsTech è eliminare Il gender gap nel mondo STEM in Italia. Con questo progetto portiamo un valore positivo, una testimonianza di come si possano cambiare le cose. La nostra visione è un mondo in cui le ragazze siano libere di conoscere e scegliere una carriera nella tecnologia e nel digitale, senza pregiudizi e ostacoli, creando ricchezza esprimendo la propria creatività e la propria competenza”, ha dichiarato Francesco Ronchi, founder e Vice-president di SYX. 

“Con Tech is Pink vogliamo aiutare le ragazze a comprendere che attraverso lo studio delle materie scientifiche anche loro possono essere parte attiva di questo cambiamento e contribuire al futuro dell’Italia. È una sfida importante e siamo contenti che anche uno nostro partner consolidato come Samsung voglia affrontarla insieme a noi. Parità di genere, valorizzazione del talento e formazione sono pilastri su cui si fonda la nostra strategia e su cui ruota la nostra azienda, vogliamo diffondere questi valori per una società più equa e inclusiva” (Alessandra Bergamo, Head of HR di MediaWorld Italia).

“Siamo convinti che le nuove tecnologie possano abilitare le persone e in particolare le nuove generazioni a raggiungere il loro pieno potenziale e a guidare in futuro processi di evoluzione positiva in ambito sociale. Girls Tech è perfettamente in linea con la nostra visione. Mai come in questo momento di profonde trasformazioni nella società, è essenziale aiutare le ragazze ad orientarsi verso ciò che può garantire loro maggiori opportunità in futuro” ha commentato Giovanni Barina, Head of Human Resources & General Affairs di Samsung Electronics Italia. 

Sarà possibile iscriversi ai corsi direttamente da qui.

Nora AlMatrooshi: una carriera “fino alle stelle”

“Fai quello che ti rende felice” questo è il motto semplice ma molto emblematico della prima astronauta donna proveniente dagli Emirati Arabi Uniti. Nora AlMatrooshi, a soli 28 anni, è stata selezionata, tra più di 4000 candidati per prendere parte a un primo step di addestramento in Texas con la classe di astronauti americani scelti nel 2020. Oggi andiamo a scoprire questa storia fatta di coraggio, grande passione e determinazione nel raggiungere i propri sogni, “fino allo stelle”. 

Alle origini dei sogni 

Quando riesci a trasformare un sogno nel tuo lavoro, allora anche le sfide e le fatiche quotidiane assumono un “gusto” diverso. Così Nora AlMatrooshi, ventottenne originaria degli Emirati Arabi Uniti, ha trasformato la sua passione per lo spazio in una professione, diventando la prima astronauta nella storia del suo Paese. Ma facciamo qualche passo indietro, alle origini del sogno di questa giovane grande donna. Nora AlMatrooshi nasce nel 1993 e fin da piccola mostra un grande interesse per il cielo. Amava guardare lo spettacolo notturno delle stelle e a scuola era solita prendere parte a tutti i corsi di astronomia che venivano organizzati. 

Alla passione ben presto si affianca il talento e così nel 2011 la giovane AlMatrooshi vince le Olimpiadi Internazionali della Matematica per gli Emirati Arabi, dimostrando di avere una grande predisposizione per la matematica e le materie scientifiche in generale. Nel 2015, poi, consegue la laurea in ingegneria meccanica e inizia la propria carriera presso la National Petroleum Construction Company. 

Il lavoro dei sogni

La passione per lo spazio e l’astronomia hanno sempre guidato il percorso di Nora AlMatrooshi sotto tutti i punti di vista. La giovane ingegnere si è, infatti, recentemente candidata al processo di selezione degli astronauti che si addestrano al Johnson Space Center della NASA a Houston, Texas. L’iter selettivo è molto rigido e la competizione tra i candidati elevatissima: per l’anno 2021 sono stati più di 4000 gli aspiranti astronauti “in gara”. Nora AlMatrooshi è riuscita a emergere su tutti i colleghi, grazie alla sua preparazione e professionalità, entrando così tra le 65 donne astronaute del mondo e diventando, al tempo stesso, la prima donna astronauta del suo Paese. 

Non solo carriera e passione personale però. A Nora AlMatrooshi si deve anche riconoscere un grande impegno e attenzione per i giovani che vivono nei territori del Medio Oriente. Negli anni 2018 e 2019 la giovane scienziata ha preso parte alla Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sulla Gioventù in qualità di rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, facendosi portavoce delle necessità dei suoi connazionali in ambito formativo e professionale.

Alle qualità e ai sogni personali, dunque, la futura astronauta emiratina ha sempre unito l’impegno e la cura delle necessità altrui.

In conclusione

La vita di Nora AlMatrooshi è un esempio chiaro e coraggioso di come non esistano barriere di genere in grado di fermare la tenacia e l’ostinazione nel perseguire i propri sogni. E il cambiamento passa sempre attraverso il coraggio e la determinazione nell’affrontare le sfide che la quotidianità pone sempre e in qualsiasi ambito, a prescindere dal tempo e dai luoghi. 

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Hedy Lamarr, la diva del cinema che inventò il Wi-Fi

Hollywood, anno 1932, appena diciottenne la giovane attrice Hedwig Eva Maria Kiesler, meglio nota come Hedy Lamarr, fu costretta a lasciare la sua patria, l’Austria, per fuggire dalle violenze perpetrate dal regime nazista. Nella patria del cinema la giovane si fece subito notare per il suo fascino e gli ingaggi non tardarono ad arrivare. Hedy Lamarr si ritrovò a recitare a fianco di grandi attori come Clark Gable, Judy Garland e molti altri. Ma il ruolo più importante della sua vita Kiesler lo “interpretò” nella storia della scienza, diventando l’inventrice della tecnologia che è alla base delle moderne reti wireless. 

Facciamo allora un salto indietro nel tempo, negli USA degli anni ‘30, per conoscere la storia di questa donna straordinaria che ha contribuito a cambiare per sempre il mondo digitale e delle telecomunicazioni. 

Da diva a inventrice 

Hedwig Eva Maria Kiesler, nasce a Vienna nel 1914. All’età di soli 18 anni la giovane che aveva da poco intrapreso la carriera da attrice fu costretta a fuggire oltreoceano per scappare dalle persecuzioni del nazismo nella propria terra natale. Un fatto purtroppo quasi “normale” per l’epoca dei regimi totalitari europei, che accomuna le storie di tantissime persone vissute in quegli anni.   

Hedy Lamarr lasciò la sua patria, la famiglia e tutte le sicurezze “di casa” per dirigersi verso la California, verso il “sogno americano”. Giunta a Hollywood, l’attrice decise di continuare la carriera che aveva intrapreso in patria, abbandonando così definitivamente gli studi di ingegneria a cui, in un primo tempo, si era dedicata.

Con lo scoppio del Secondo Conflitto mondiale, la comunità austriaca di Los Angeles decise di mobilitarsi contro il nazismo. Hedy Lamarr, date le sue origini, si sentì personalmente coinvolta in questa iniziativa e iniziò dunque a interrogarsi su come poter dare il proprio contributo alla sconfitta del nemico. Fu particolarmente scioccata dalla notizia dell’affondamento, da parte delle forze di Hitler, di una nave di bambini orfani. Da qui le venne l’idea di mettere a punto un sistema per evitare che i siluri delle forze alleate fossero intercettati dal nemico.

Tornarono così alla mente di Lamarr le nozioni apprese durante gli studi di ingegneria, e la passione per la scienza e per il progresso tecnologico ricominciarono a occupare un posto centrale nella sua vita. Lamarr iniziò a escogitare un modo per distribuire il segnale di guida dei siluri su più frequenze per proteggere gli ordigni dalle interferenze generate dal nemico, Un’idea apparentemente “semplice” ma estremamente geniale.

L’invenzione del Wi-Fi

Grazie all’incontro fortuito con George Antheil, compositore francese che da tempo studiava il controllo automatizzato delle pianole, l’attrice riuscì a dare forma e concretezza ai suoi progetti. 

In un primo momento Antheil fu molto colpito soprattutto dal fascino di Lamarr: “le mie pupille sembravano scoppiare, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Davanti a me c’era indubbiamente la donna più bella della terra. La maggior parte delle dive dello schermo non appaiono così belle quando le vedi in carne e ossa. Ma questa era infinitamente più bella che sullo schermo” (George Antheil a Bad Boy of Music). Con l’approfondimento della conoscenza, il compositore si rese presto conto delle eccelse qualità tecniche e intellettuali della bellissima Lamarr. I due si misero al lavoro con l’obiettivo di trovare un modo di teleguidare a distanza gli ordigni bellici in modo sicuro da interferenze nemiche.

Il 10 giugno 1941 Hedy Lamarr e George Antheil presentarono all’ufficio brevetti americano il loro primo progetto, il Secret Communication System: un sistema basato su 88 frequenze, corrispondenti al numero dei tasti del pianoforte. Il sistema utilizzava rulli di carta perforati che ruotando in sincronia, trasmettevano e ricevevano frequenze sempre diverse, evitando così ogni tipo di intercettazione o disturbo.

L’11 agosto dell’anno successivo il brevetto venne loro concesso, ma l’installazione di tale sistema a bordo di un siluro fu ritenuta impraticabile. L’invenzione cadde nel vuoto. O almeno così sembrò in un primo momento. 

Nel 1985, quando la tutela brevettuale cessò di avere efficacia, la nuova tecnologia di Lamarr iniziò a diffondersi divenendo la base della moderna tecnologia telefonica applicata alle connessioni Wi-Fi e Bluetooth. 

In conclusione 

La vita di Hedy Lamarr è un incentivo prezioso rivolto a tutte le donne appassionate dell’ambito STEM e non solo a non trascurare mai le proprie passioni e ambizioni. Non esistono percorsi già tracciati o storie già scritte. Esiste solo la forza di volontà di cambiare le cose e il desiderio di mettersi in gioco. Il passato non è un ostacolo per costruirsi il proprio futuro. Hedy Lamarr ci insegna che con coraggio, ambizione e determinazione, un’attrice può inventare il Wi-Fi e cambiare così per sempre la storia della tecnologia. 

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Dalla curiosità di “scoprire come sono fatte le cose” alla direzione generale del CERN di Ginevra. La storia di Fabiola Gianotti

Oggi faremo un salto nelle stanze del più importante laboratorio al mondo di ricerca nucleare, il CERN di Ginevra, per raccontare la storia della sua prima Direttrice Generale donna: la fisica italiana Fabiola Gianotti. 

Fisica “per caso” 

Fabiola Gianotti nasce a Roma nel 1960. La sua passione per le materie scientifiche, in particolare per la fisica, prende forma quasi per caso, all’Università degli Studi di Milano. 

La Gianotti, infatti, in gioventù frequenta il liceo classico e consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio: percorsi apparentemente molto distanti da quella che sarà poi la carriera che la condurrà a diventare una delle donne più influenti al mondo. 

La scelta di conseguire la laurea in fisica presso l’università di Milano nasce dalla curiosità di “scoprire come sono fatte le cose”. Secondo la sua visione “la conoscenza è connaturata allo spirito umano, come la bellezza di un’opera d’arte. Fa parte di noi porci delle domande, cercare le risposte e condividerle con gli altri” (intervista per Repubblica, aprile 2016).

Spinta da questi ideali di conoscenza decide di continuare i suoi studi conseguendo il dottorato di ricerca in fisica sub-nucleare e vincendo una borsa di studio biennale bandita dal CERN di Ginevra. A seguito di questa esperienza viene assunta definitivamente come ricercatrice del Dipartimento di fisica per poi essere eletta, nel 2014, Direttrice Generale dell’Organizzazione Europea per la ricerca nucleare (CERN): la prima donna a ricoprire un simile incarico.

Il contributo di Fabiola Gianotti alla scoperta del bosone di Higgs

Nel corso della sua carriera professionale la ricercatrice italiana ha partecipato a importanti progetti, uno fra tutti l’esperimento “Atlas”, del quale è stata coordinatrice internazionale dal 2009 al 2013, noto per aver fornito i dati che portarono alla scoperta da Nobel del bosone di Higgs.

Il bosone di Higgs è una particella molto speciale: potrebbe essere una porta verso una nuova fisica“, aveva dichiarato entusiasta all’Ansa la Gianotti aggiungendo: “in questo momento così entusiasmante per la fisica, essere a capo del CERN è un lavoro bellissimo […] una collaborazione internazionale fatta di ricercatori di tutto il mondo, all’insegna della pace”. 

Nel 2012 il celebre settimanale americano “Time” le ha dedicato la copertina, inserendola anche come quinta in classifica nella lista “Personality of the year” e nel 2017 è entrata a far parte della Top 100 delle donne più potenti al mondo stilata da Forbes. 

Contro il gender gap tecnologico

Il percorso di Fabiola Gianotti ci insegna che il successo e i grandi traguardi si raggiungono solamente con tanta determinazione, passione e curiosità. La storia della fisica e delle grandi scoperte è fatta di vicende come quella che vi abbiamo appena raccontato, in grado d’ispirare tutte quelle donne desiderose di coltivare le proprie passioni in ambito STEM. 

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“Female Gaming”: il videogioco come strumento per capire noi stessi

A volte, riconoscersi in un personaggio di un videogioco può aiutare a trovare un valido sostegno per poter esprimere la propria personalità. Questo accade molto di frequente nei più giovani. In passato molte rappresentazioni femminili che ci sono state proposte erano troppo spesso condizionate da pregiudizi. Oggi le cose sono cambiate. Sembra essere ormai lontano e sorpassato lo stereotipo della principessa in pericolo da salvare.

Il mondo del gaming sta cambiando e con esso anche la figura femminile.

Le donne sono diventate finalmente le protagoniste indiscusse di avventure memorabili per gli amanti dei videogiochi di tutto il mondo. Dietro questo cambio di paradigma e di narrazione negli ultimi anni troviamo anche una crescita esponenziale della presenza femminile all’interno del mercato dei videogiochi rispetto al passato. Stando al recente rapporto pubblicato da IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association), oggi i giocatori di sesso maschile rappresentano solo il 53% rispetto a quelli di sesso femminile con il 47% del totale. l report “Gaming e eSport in Italia” pubblicato da Nielsen Sports & Entertainment per Intel ha evidenziato, inoltre, che il 43% dei fan di eSport appartiene al genere femminile.

Numeri importanti che testimoniano un cambiamento epocale. Siamo andati a esplorare la recente storia dei videogiochi per capire bene alcune dinamiche di questa evoluzione. Partendo da Ms. Pac-Man, icona femminile dei videogiochi che ha segnato intere generazioni di giocatori, per arrivare a Maxine Caufield, protagonista di Life is Strange.

Ms. Pac-Man: la versione “super” di Pac-Man

Ms. Pac Man è la protagonista del secondo titolo della serie Pac-Man. Nato nel 1981 il videogioco è considerato uno dei più popolari “cabinati” di quegli anni. La trama è piuttosto “rivoluzionaria”: assistiamo probabilmente per la prima volta a un vero e proprio ribaltamento di prospettiva rispetto alle narrazioni tradizionali dove a essere salvata era sempre una donna. In questo caso infatti sarà la signora Pac-Man a salvare il proprio compagno.  

Ms. Pac-Man è stata acclamata dalla critica per i suoi notevoli miglioramenti al gameplay originale a tal punto da diventare “superiore” alla sua versione precedente, al maschile.


Ellie: la forza dell’empatia e della solidarietà

Ellie è la co-protagonista della serie The Last of Us (2013), creata e sviluppata da Naughty Dog. Non stiamo parlando di un personaggio con particolari abilità soprannaturali. Si tratta di una giovane ragazza che si trova a vivere in un contesto particolarmente difficile: il racconto si svolge in un’America devastata da un’epidemia che ha causato la mutazione di milioni di persone in esseri non senzienti e ostili. Ellie è un personaggio particolarmente empatico, che ha il merito di trasformare l’intera avventura in una storia dalle emozioni uniche.

Nonostante le numerose avversità e la violenza della guerra, la giovane protagonista riuscirà a conservare la sua “umanità” aiutando Joel un cinico compagno di avventura nella lotta per la sopravvivenza.


Madeline: come conoscere se stessi attraverso il gaming

Il prossimo personaggio femminile che andremo a scoprire è Madeline, protagonista di Celeste (2018), il videogioco indie sviluppato da Matt Thorson e Noel Berry, in collaborazione con lo studio brasiliano MiniBoss. La storia del gioco narra le vicende avventurose di una ragazza che, nel tentativo di ritrovare se stessa e superare la sua depressione, decide di scalare la montagna Celeste, situata nel Canada Occidentale. Nel corso della scalata si susseguiranno incontri inaspettati e misteriosi eventi che segneranno l’evoluzione del nostro personaggio. Madeline sarà, infatti, chiamata a incontrare la “parte oscura di se stessa” che tenterà più volte di ostacolarla. Nonostante le cadute e le avversità imparerà a governare le sue ansie e paure.


Edith Finch Jr.: le storie e i ricordi dopo la morte

Edith Finch Jr. è uno dei protagonisti del videogioco sviluppato da Giant Sparrow e pubblicato da Annapurna Pictures, dal nome “What remains of Edith Finch” (2017). La trama racconta le vicende della sventurata famiglia Finch i cui membri sono destinati a morte certa, a causa di una misteriosa sorte avversa. Anche la giovane Edith muore di parto a soli diciassette anni, lasciando al figlio un diario in cui sono raccolti i segreti della famiglia. Il videogioco si struttura attorno al tema della morte, ma affrontato da una prospettiva nuova, onirica. Non si concentra mai, infatti, sulla narrazione dell’evento morte fine a se stesso, ma piuttosto si focalizza costantemente su come hanno vissuto i personaggi, sulle loro aspirazioni e su cosa hanno lasciato ai posteri. Da qui il titolo “cosa resta di Edith Finch”.


Maxine Caufield: come giocare con il tempo

Meglio conosciuta come Max è il personaggio di Life is Strange (2015), l’avventura grafica a episodi sviluppata da Dontnod Entertainment e pubblicata da Square Enix. La nostra protagonista è un’aspirante fotografa che frequenta la Blackwell Academy. Qui scopre improvvisamente di possedere il super potere di viaggiare indietro nel tempo dopo che una sua cara amica, Chloe Price, è stata uccisa. Nel corso del gioco i super poteri di Max saranno messi alla prova, nel momento in cui dovrà salvare l’intera città di Arcadia Bay da una tempesta in arrivo.


In conclusione…

I videogiochi hanno molto da insegnarci. Ci spingono a viaggiare lontano con la fantasia, ma anche a riconoscere se stessi e a superare le proprie insicurezze. Ci fanno scoprire che in fondo le nostre emozioni e i nostri desideri sono “universali”, che non siamo isolati dal resto del mondo. Ci fanno capire che siamo tutti più “umani” e che in fondo apparteniamo a un grande universo videoludico che abbraccia sfera femminile e maschile. Il cambio di prospettiva che abbiamo riscontrato nel corso di questo piccolo viaggio sta a testimoniare non solo che il ruolo delle donne nei videogiochi è mutato nel corso degli anni, ma anche che questo cambiamento ha spinto le industrie dei videogiochi a rivolgere maggiormente la propria attenzione sulla sfera “psicologica”.

Siamo tutti più “umani”. E le donne questo lo sanno bene.

Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

Con la collaborazione di Marco Mazzaglia (Video Game Evangelist di Synesthesia) e Valeria Bonicelli (Stagista divisione Comunicazione di Synesthesia).

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