Continua l’impegno di Mediaworld a sostegno di Girls Tech per favorire l’inclusività delle bambine e delle ragazze nel mondo STEM
In occasione della Giornata della donna, Girls Tech lancia nuovi appuntamenti gratuiti online dedicati al mondo del gaming per bambine e ragazze dai 7 ai 18 anni.
Un mese di corsi, oltre 90 ore di lezioni gratuite online suddivise per fasce di età per invertire la rotta e avvicinare anche le giovani donne alla tecnologia. In particolare, questa nuova edizione si concentra sulle tematiche del gaming e della cyber security digitale con argomenti che spaziano dalla possibilità di creare la propria storia animata o disegnare il proprio personaggio dei videogame con la pixel art digitale fino all’utilizzo di linguaggi di programmazione più complessi come Python per lo sviluppo di un vero e proprio videogioco personalizzato! Non mancheranno sessioni legate all’utilizzo dei social e del web site in sicurezza, con una particolare attenzione sul tema della creazione di contenuti digitali e della netiquette.
Ma non solo corsi: sono previste due masterclass gratuite in apertura e in chiusura del mese di lezioni con il coinvolgimento di speaker esperti nel mondo del gaming e con la partecipazione dell’ambassador Fjona Cakalli. Le masterclass sono pensate per spronare le ragazze a mettersi in gioco in un mondo che spesso viene considerato riservato agli uomini.
Anche nel 2023 continua l’obiettivo di fornire possibilità concrete con strumenti e interventi che coinvolgono dal basso bambine e ragazze per aiutarle a inseguire i propri sogni senza la paura di non sentirsi adatte.
Acer e Chromebook insieme a SYX per la diffusione delle discipline STEM tra le ragazze
In occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, nella data dell’11 febbraio Girls Tech apre la sua nuova edizione di corsi online gratuiti sui temi del coding, gaming, digital content creation e web design
Nel pomeriggio di sabato 11 febbraio dalle ore 14.30 alle 16.30, Girls Tech invita la ragazze dagli 11 ai 18 anni e le loro famiglie a una masterclass di apertura gratuita con un’ospite che parlerà di come sia possibile per le giovani donne farsi strada nel mondo STEM.
Girls Tech, iniziativa di SYX, associazione no-profit per la diffusione delle nuove tecnologie informatiche, nasce proprio con l’obiettivo di sensibilizzare le ragazze sui temi del digitale sin da piccole, perché è proprio da giovanissimi che ci si appassiona alle discipline STEM – Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica – materie queste che consentono di sviluppare quelle competenze fortemente richieste dal mercato del lavoro.
Il gap di genere nell’accesso alle materie STEM può essere ricondotto alla diffusione dello stereotipo che ingabbiano le donne in ruoli rigidi e che precludono il loro futuro verso tante opportunità. E’ per questo che combatterli è fondamentale e serve una strategia per sviluppare fin da giovanissime la consapevolezza dell’esistenza di questi stereotipi perchè questi vengono interiorizzati dall’infanzia e poi portati avanti nel mondo degli adulti, fino a essere trasformati in modelli e comportamenti ai quali aderire.
Girls Tech si muove con l’obiettivo di fare prendere questa consapevolezza attraverso una strategia che possaaiutare le ragazze ad orientarsi verso ciò che può garantire loro maggiori opportunità in futuro senza la paura di non sentirsi adatte e portando avanti l’ideale che il mondo della scienza ne ha tante di donne, ma ne servono tante, tante di più.
Inoltre, Girls Tech non trascura l’aspetto che il Digitale e l’innovazione tecnologica stanno creando opportunità incredibili per le nuove generazioni e che con il suo percorso formativo voglia aiutare le ragazze a comprendere che attraverso lo studio delle materie scientifiche anche loro possono essere parte attiva di questo cambiamento e contribuire al futuro dell’Italia.
Quest’anno, grazie al supporto diMediaWorld,Acer eChromebook, Girls Tech ha organizzato nuovi corsi gratuiti dedicati a bambine e ragazze dagli 11 ai 18 anni.
Per la prima volta Girls Tech approda nel mondo dei motori e dell’automotive al Museo Ferrari di Maranello!
Grazie alla preziosa collaborazione con la Fondazione Casa Natale Enzo Ferrari, nasce un evento gratuito per bambine e ragazze dedicato al mondo dell’innovazione e della tecnologia.
L’evento vuole dare spazio alle giovani ragazze appassionate del mondo STEM con l’obiettivo di favorire la totale inclusività nel mondo della tecnologia e della scienza.
La tecnologia non ha genere
Purtroppo il divario di genere in Italia è ancora molto sentito, ed è per questo che bisogna promuovere iniziative per spronare bambine e ragazze ad avvicinarsi al mondo STEM senza la paura di non sentirsi adatte e spingerle a proseguire i propri sogni per realizzare a pieno il proprio potenziale.
La mission di Girls Tech è promuovere la sensibilizzazione rispetto la disparità di genere nel mondo dell’innovazione e della tecnologia, valorizzando le differenze e divulgando il valore dell’inclusività, con l’obiettivo principale che va al raggiungimento della Gender Equality.
La storia di GirlsTech può essere una bella occasione per permettere alle nuove generazioni di non fermarsi davanti ai pregiudizi che ostacolano il percorso soprattutto in questi ambiti, e per motivare le ragazze a lottare per ciò che sentono di voler essere, senza la paura e senza limiti.
I laboratori STEM gratuiti
Durante l’evento saranno organizzate attività laboratoriali gratuite sul gaming e sulla robotica educativa per permettere alle partecipanti di sperimentare in maniera creativa e divertente le nuove tecnologie.
Il programma prevede due laboratori STEM:
* laboratorio di Robotica Educativa: Con gli Ozobot e Mbot si farà una sfida a tutta velocità su un circuito di Formula1 per avvicinarsi alla robotica e alla sua programmazione;
* laboratorio di Coding con Scratch: Un momento dedicato ai principi base del coding attraverso un gioco di velocità ispirato alla Formula 1 e programmato su Scratch.
Per partecipare all’evento non sono necessarie competenze informatiche di base.
La partecipazione è in presenza e totalmente gratuita.
“Ricordo che il professore di Analisi del nostro corso ci invitò subito a cambiare facoltà”. Anna Vaccarelli, “pioniere della cyber security”, ha ricevuto recentemente dallo CNEL il premio come “migliore informatica d’Italia”. La sua storia, fatta di determinazione e sogni realizzati, ha tanto da insegnarci. Scopriamola insieme!
Anna Vaccarelli originaria di Taranto, si è laureata all’Università di Pisa in Ingegneria Elettronica. Oggi è dirigente tecnologo dell’Istituto di informatica e telematica del CNR (Cnr-Iit) di Pisa e responsabile delle relazioni esterne di Registro .it. È stata premiata dall’Italian computer society presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) come miglior informatica d’Italia.
Intervista a cura di Francesco Ronchi (Presidente e Fondatore di Synesthesia)
Anna, alla fine degli anni ‘80, lei si è laureata in Ingegneria Elettronica all’Università di Pisa, un fatto non ordinario per una donna in quegli anni. Da cosa nasce questa scelta di studi prima e professionale poi?
“Sono sempre stata portata per le materie tecniche e scientifiche. Ho fatto il liceo scientifico, mi piacevano la matematica, la fisica ma anche il disegno. Per un periodo, infatti, ho avuto anche un’idea di dedicarmi all’architettura. Poi sono nate le facoltà di ingegneria elettronica. A Bari non c’era ancora questa facoltà e quindi mi sono dovuta trasferire. Seguendo la mia passione per tutte queste materie, pensai che la facoltà di ingegneria elettronica potesse essere un buon compromesso, dal momento che mi piaceva la matematica, ma mi interessava molto anche la parte più applicativa di questa disciplina. Quando mi sono iscritta, ricordo che i primi giorni di lezione eravamo 300 matricole suddivise in due corsi. C’erano quattro ragazze per ogni corso. Abbiamo resistito al destino avverso. Ricordo in particolare il professore di analisi del nostro corso che ci invitò subito a cambiare facoltà, suggerendoci di iscriverci a quella per assistenti sociali, che faceva lezione nelle aule a fianco. Ci disse: “Il cervello delle donne è diverso da quello degli uomini e quindi non ce la potete fare”.
Nonostante questo ci siamo laureate in 7 su 8, in tempi mediamente più brevi rispetto a quelli dei colleghi maschi e abbiamo fatto la nostra strada in questa professione. A completamento di questo aneddoto del primo giorno di lezione, ricordo che dopo che mi sono laureata ho lavorato per alcuni anni all’università e ho di nuovo incontrato questo professore. Lui mi riconobbe e mi disse: “ buongiorno signorina, cosa ci fa qui?” E io gli risposi: – contrariamente alle sue aspettative io ci lavoro qui. Grazie e arrivederci – Mi sono tolta il sassolino dalla scarpa. Alla fine questo giudizio negativo non ha impedito nè a me nè ad altre mie colleghe di proseguire nella nostra carriera. I numeri delle iscrizioni femminili a ingegneria elettronica per fortuna sono aumentati nel tempo. Ancora oggi continuano a esserci indirizzi meno frequentati dalle donne come ingegneria meccanica o aeronautica. Noi eravamo 4 studentesse, a civile erano 12, a meccanica in 2 e ad aeronautica 1. Sono percentuali che rendono bene l’idea. La situazione è andata poi negli anni migliorando. Secondo alcuni docenti, soprattutto nella facoltà di informatica, c’è stato un momento di aumento delle presenze femminili intorno agli anni ‘80-’90. Oggi pare ci sia di nuovo un calo. È un tema, dunque, su cui bisognerebbe interrogarsi e riflettere”.
Per quale motivo, secondo lei, alcuni settori professionali, come per esempio quello della tecnologia e del digitale, sono ancora “occupati” principalmente da uomini? Quali sono le difficoltà che riscontrano le donne oggi per entrare in questo mondo?
Ci sono molti fattori. Uno degli strumenti principali che viene citato sempre è la formazione per le ragazze: bisogna convincerle che sono brave e possono fare tutto come i maschi, che non si devono far intimorire, che devono comunque essere convinte di poter riuscire in un settore a cui sono interessate.
Tuttavia, bisognerebbe lavorare sui ragazzi. Occorre cambiare la loro mentalità. Se i ragazzi si abituassero fin da bambini a considerare le proprie compagne di scuola alla pari sotto tutti i punti di vista e sospendessero una serie di atteggiamenti “maschilisti” ereditati dalla famiglia o dalla società, questo consentirebbe di fare davvero un grande balzo in avanti. Non dovremmo solo lavorare sulle ragazze per convincerle che sono brave, ma dovremmo invece partire dal presupposto che questo è un dato certo. L’investimento sui ragazzi, invece, ci consentirebbe di avere un domani uomini che non hanno più comportamenti “maschilisti”, frutto di abitudini, retaggi e pregiudizi, negli ambienti di lavoro.
Io sono stata per anni contraria alle quote rosa. Mi rendo conto però che in certe circostanze è l’unico modo per imporre la presenza femminile in alcuni contesti in modo che ci sia l’apporto di un punto di vista diverso. Purtroppo le quote rosa servono per lavorare in questi ambienti e fare in modo che possano essere le donne ad avere poteri decisionali. Comincerebbe a esserci un approccio diverso.
Rispetto al fatto che le donne possono essere più o meno valorizzate, devo dire che anche questo è un concetto “da prendere con le pinze” perché non tutti gli ambienti sono uguali. Faccio parte da alcuni anni della community Women for Security, un gruppo di professioniste della cybersecurity con vari ruoli, da quelli tecnici a quelli di marketing, alla comunicazione, ecc. Abbiamo fatto una survey per cercare di capire qual è la situazione delle donne nei vari ambienti di lavoro relativamente alla cybersecurity. Da questa ricerca, a cui hanno risposto circa 200 donne, non è emerso in modo evidente che le lavoratrici siano discriminate o poco valorizzate nell’ambiente di lavoro. Ci aspettavamo, in effetti, numeri più alti. Quelle che lamentano di essere trascurate sono una minoranza. Probabilmente, quindi, non tutti gli ambienti sono uguali.
Nel CNR non c’è una discriminazione tra uomini e donne perchè sono concorsi pubblici con accesso per titoli. A livello di entrata dei ricercatori la quantità di uomini e donne è simile. Il numero delle donne è un po’ superiore negli indirizzi umanistici e quello degli uomini negli indirizzi più tecnici, ma parliamo comunque di cifre intorno al 50%.
La situazione cambia molto se si sale di livello. Via via che si arriva ai ruoli apicali, ai C-level, la quantità di donne diminuisce e tende a sparire. Nel CNR abbiamo circa un centinaio di istituti, credo che ci siano circa 3 o 4 direttrici, tutti gli altri sono uomini. La portabandiera di questa “sfida” è il nostro presidente Maria Chiara Carrozza, prima presidente donna del CNR che sta dimostrando di voler cambiare proprio alcune situazioni con riferimento a questo tema”.
Anna, dal 2010 lei coordina e promuove attività di diffusione della cultura di internet nelle scuole. A livello scolastico e formativo come si pone l’Italia nei confronti del gender gap in ambito STEM? Come si colloca l’attività di sensibilizzazione rispetto a questo tema?
“Ci sono delle iniziative che sono più che altro fuori dall’ambiente scolastico. Per esempio iniziative di diverse università ed enti formativi. Quello che manca, però, a queste attività è il fatto che restino fuori dal sistema scolastico nazionale. Noi, da 10 anni, organizziamo diversi laboratori nelle scuole con strumenti diversi e contenuti diversi, dalle primarie alle secondarie di secondo grado. Utilizziamo strumenti ludico-didattici per le primarie mentre alle superiori forniamo veri e propri mini corsi di cybersecurity. Abbiamo scelto di fare questa esperienza attraverso le scuole, inserendoci così nei percorsi didattici previsti.
Nelle scuole entriamo con le ore di cittadinanza digitale. Oggi tutti gli insegnanti si trovano di fronte alla necessità di fornire agli studenti 33 ore di educazione civica, di cui 4 di educazione digitale. Noi proponiamo un percorso per coprire queste 4 ore e così otteniamo lo scopo di riuscire a parlare di questi temi con i ragazzi. Questo vale per tutti i livelli di educazione.
Nelle scuole superiori c’è anche lo strumento del PCTO che ci consente di entrare nella programmazione didattica. Nelle scuole è più facile intercettare i ragazzi. L’altro problema per svolgere questa attività nelle scuole, oltre a potenziare queste ore di cittadinanza digitale, è che spesso i docenti non sono in grado di seguire questi temi. Non hanno una preparazione adeguata e approfondita e alla prima domanda che fanno gli studenti (che 90 su 100 ne sanno più di loro) non sanno come rispondere e si sentono messi in discussione nel loro ruolo di insegnanti ed educatori.
Questo comporta due cose:
La prima è che per ovviare a questo inconveniente noi abbiamo messo a disposizione dei docenti, attraverso il portale “presente digitale”, dei corsi di formazione: sono corsi online gratuiti che danno diritto ai crediti MIUR e che trattano temi come coding, cyber security, ecc. La seconda riguarda gli adulti in generale che dovrebbero avere un atteggiamento diverso nei confronti dei ragazzi quando si parla di questi temi. Occorre partire dal fatto che per tante cose loro ne sanno di più. Quindi non ci dovremmo vergognarci di dire: – mi spieghi come si fa questo? – . Qual è il nostro vantaggio? L’esperienza che possiamo dare. Perché i ragazzi sono smart però a loro manca l’esperienza per capire le situazioni in cui si trovano e per affrontare le difficoltà che si possono presentare nella navigazione in rete. Se l’adulto, quindi, viene guidato dal ragazzo nella navigazione, si può accorgere prima del ragazzo se c’è un problema o un contenuto non consono. Può mettere a disposizione la sua esperienza e il suo ruolo di educatore senza che questo venga messo in discussione. Si tratta di un insegnamento reciproco senza che nessuno venga sminuito nel proprio ruolo”.
E i ragazzi come accolgono queste attività? Sono interessati?
“Noi vediamo che effettivamente i livelli di competenza tra i ragazzi sono molto migliorati. Le ragazze in particolare migliorano maggiormente ma occorre anche specificare che c’è una loro percezione di non essere così brave con la tecnologia come i loro coetanei maschi. Partono quindi all’inizio dandoti delle risposte in cui loro si sentono meno capaci. I maschi generalmente si sentono più sicuri. Perciò alla fine del percorso le ragazze acquistano, in proporzione, più consapevolezza dei maschi. Il loro miglioramento è maggiore rispetto a quello dei maschi. Non solo perché hanno imparato di più, ma anche perché si sentono più sicure nel dare alcune risposte rispetto a quanto non lo fossero prima di cominciare. Il bilancio è dunque positivo sia dal punto di vista della soddisfazione e dell’interesse per i ragazzi, sia da un punto di vista oggettivo come notiamo dalla somministrazione dei questionari”.
Anna, lei ha ricevuto recentemente dallo CNEL il premio come migliore informatica d’Italia. Che cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?
“Non me lo aspettavo, non avevo mai pensato di ottenere un simile riconoscimento. Ho cercato di capire le motivazioni che stavano alla base del premio e l’ho preso come un premio alla carriera. L’insieme dei contributi che posso aver dato evidentemente ha spinto la giuria a darmi questo riconoscimento. Questo evento ha avuto molti risvolti positivi, non solo dal punto di vista della soddisfazione personale, ma mi ha consentito anche di svolgere il ruolo di “mentore” nei confronti di altre donne e ragazze con le mie stesse inclinazioni professionali.
Mi sembra un aspetto molto positivo per portare avanti questi argomenti di cui abbiamo parlato finora”.
Per concludere cosa consiglierebbe oggi a una ragazza che decide di iniziare un percorso di studi in ambito STEM?
“Consiglierei di andare sempre avanti e non farsi scoraggiare. Prima di tutto occorre decidere di intraprendere questo percorso senza pregiudizi, senza preoccuparsi di quello che gli altri le possono dire. Le direi di seguire sempre la propria strada se è ciò che le piace fare.
Vorrei poi sottolineare che seguire un percorso di studi di tipo tecnico-scientifico offre molte più possibilità di lavoro rispetto ad altri percorsi. Potrebbe essere anche questo “un peso da mettere sulla bilancia in un momento di scelta tra una facoltà più umanistica o più tecnica. Una formazione più tecnica garantisce maggiori possibilità di lavoro, di carriera nel settore dell’ICT e della cyber security dove la domanda è infinitamente più alta dell’offerta: al mondo si parla di 3 milioni di posizioni da coprire e solo in Italia sono oltre 100.000. È un problema molto sentito nel mondo dell’informatica.
Rinnoviamo, quindi, l’invito a tutte le ragazze e ragazzi appassionati di questo mondo a seguire questo tipo di carriera”.
Continuate a seguirci per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.
Nonostante i numerosi progressi compiuti negli ultimi anni, la tecnologia e in particolare il settore dell’ICT restano ancora in prevalenza maschili, con una presenza femminile marginale. Per fare un esempio di grande attualità pensiamo alla blockchain. Secondo una recente ricerca del World Economic Forum, infatti, la “quota rosa” a livello mondiale nella blockchain si attesta tra l’1% e il 5%. Ma la storia insegna che non è sempre stato così.
La storia fino al 1984
La tecnologia ha semplificato la vita di tutti. Ogni giorno utilizziamo centinaia di dispositivi tecnologici in modo quasi automatico, senza forse conoscere a fondo la storia, lo studio e gli artefici che hanno contribuito a ogni singola scoperta.
Se oggi pensiamo al mondo STEM e, in particolare, al settore dell’ICT non possiamo non ricordare immediatamente nomi come Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Bill Gates, Tim Cook. E notiamo subito che stiamo parlando di soli uomini. Le donne sembrano molto meno presenti nella storia più recente della tecnologia. Ma è sempre stato così?
La risposta è chiaramente no e abbiamo avuto modo di scoprirlo conoscendo alcune protagoniste di questa storia: dall’inventrice del Wi-Fi Hedy Lamarr a Mary Allen Wilkes con il suo contributo essenziale nella realizzazione del primo personal computer, a moltissime altre scienziate che con i loro studi hanno permesso al mondo di progredire e arrivare al punto in cui ci troviamo oggi.
Ma allora cosa ha determinato il cambio di rotta che ha escluso o comunque reso molto più difficile per le donne avere un ruolo da protagoniste nella storia della tecnologia?
Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che la causa sia da ricercare nel 1984. In quell’anno, infatti, il numero di donne impiegate nel settore ICT ha raggiunto il suo picco: il 37% delle lauree in “computer science” è stata conferita a donne. Per comprendere la rilevanza di questo dato basta pensare che nel 2011 questa percentuale è calata all’11%.
Il 1984 è stato anche l’anno in cui la prima generazione di giovani che poteva avere un PC a casa inizia a frequentare il college. Qui è racchiusa la spiegazione della “maschilizzazione” del settore ICT.
Ma in cosa consiste davvero questo fenomeno e da cosa è stato determinato?
Il ruolo del marketing
Le aziende che realizzavano giocattoli per bambini hanno pensato che i computer e in generale i dispositivi tecnologici interessassero di più il mondo maschile che non quello delle giovani donne.
C’è una curiosità interessante in questo senso che vede come protagonista la Nintendo, celebre azienda giapponese leader nel settore del gaming. Avete mai notato che la prima console portatile di gioco che ha intrattenuto decine di generazioni presentata nel 1988 si chiamava Game Boy? La traduzione letteralmente vuol dire proprio “gioco da bambino” con l’utilizzo della parola “boy” appunto e non “girl” o un generico “children”.
Il marketing ha così iniziato a influenzare la mentalità degli utenti di tutto il mondo: le pubblicità di dispositivi tecnologici su cui sperimentare, giocare e programmare erano una “cosa da maschi” e tagliavano fuori il mondo femminile. Ecco come la tecnologia è diventata nel tempo sempre più maschile.
Per un ritorno alle origini
La storia è sempre una “maestra” e anche questa vicenda non fa eccezione. È necessario invertire decisamente la rotta e tornare a consentire anche alle donne, fin da piccole, di poter giocare con la tecnologia. Solo così si potranno conseguire grandi progressi e grandi scoperte, proprio come il passato insegna. D’altra parte, come diceva Henry Ford: “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. Ci sarebbe da aggiungere “C’è un vero progresso solo se tutte/i contribuiscono a creare le tecnologie”.
Continuiamo allora a combattere questa buona battaglia per rendere il settore dell’ICT sempre più inclusivo e accessibile a tutti. La vittoria finale non potrà che essere un traguardo condiviso e utile per tutti.
Continuate a seguirci per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.
Oggi il web con i suoi passaggi di dati infiniti e possibilità di connessioni e aggregazione per ragazzi e ragazze rappresenta una indispensabile risorsa per ridurre le distanze fisiche e le barriere culturali. Un mondo digitale migliore è possibile, basta essere consapevoli dei suoi rischi.
LA MASTERCLASS
L’8 aprile abbiamo il piacere di ospitare uno dei personaggi più famosi del mondo del digital italiano e dei social. Ti aspettiamo su Zoom in compagnia di Rudy Bandiera (divulgatore e digital creator) dalle 17:00 alle 19:00 per parlare di come sfruttare al meglio le infinite risorse del web e scoprire come difendersi dalle sue insidie.
A chi si rivolge: ragazzi e ragazze (dai 12 anni in su) e ai loro genitori.
Ti aspettiamo online alla nostra masterclass gratuita!
Autore, formatore, content creator e speaker affermato su temi di innovazione, tecnologia e comunicazione. Ha tenuto lezioni, master e seminari per diverse università e ha partecipato come relatore a decine di eventi quali TEDx Bologna e Roma, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati ed è stato testimonial – tra gli altri – di Google, Accenture, Oracle, ENEL Energia, Randstad, Confindustria, SAS, Juventus, SAP, Scuderia Toro Rosso F1 e Zurich. È fondatore e amministratore del più grande gruppo italiano di Linkedin rivolto al SMM con oltre 26 mila follower, di una newsletter Linkedin seguita da 18 mila utenti, di un canale Telegram da oltre 3.000 iscritti, e di una newsletter “tradizionale” da 3.000 utenti.
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